10 Corso Como ospita Spectrum, la prima mostra italiana di Viktor&Rolf, con oltre venti look haute couture in un percorso a specchio fino al 22 novembre.

Un prisma non inventa i colori. Mostra soltanto quelli che la luce bianca contiene già. Viktor&Rolf. Spectrum parte da questa immagine semplice, quasi scolastica. È la mostra con cui 10 Corso Como festeggia i suoi trentacinque anni e porta per la prima volta in Italia il lavoro di Viktor Horsting e Rolf Snoeren. Dal 25 settembre al 22 novembre 2026 la Galleria di corso Como diventa una specie di macchina del tempo. Trent’anni di haute couture vengono scomposti e rimessi in fila secondo una logica che con il calendario ha poco a che fare.
Chi conosce il duo olandese sa che l’ordine cronologico sarebbe stato il modo più sbagliato di raccontarlo. Dal debutto al Festival di Hyères nel 1993, Viktor&Rolf hanno trattato ogni collezione come un’opera autonoma, costruita attorno a un’idea, a una provocazione, a volte a un messaggio politico. Hanno preso in prestito i linguaggi dell’arte contemporanea, a partire dal gioco sul doppio che era stato di Andy Warhol e di Gilbert & George. Li hanno usati per interrogare la moda dall’interno, cioè le sue convenzioni, le sue contraddizioni e il modo in cui fabbrica immagini.

La mostra è curata da Alessio de’ Navasques e segna la nuova direzione di 10 Corso Como guidata da Tiziana Fausti. Raccoglie oltre venti look scelti tra le collezioni più note della maison e li dispone a coppie. Ogni accostamento mette in dialogo abiti nati in momenti diversi della carriera, legati da una corrispondenza formale, concettuale o di metodo. I titoli delle coppie sono già una piccola dichiarazione di poetica, da Tailoring Deconstruction a Bomb Silhouette, da Surreal Body ad Art or Fashion?, fino a Conceptual Scent e The Variation of Scale.
Il percorso si apre con due abiti di Gilded Age 2.0, la collezione dell’autunno inverno 2026/27. Uno è dorato, l’altro è in iuta. Lo stesso volume ospita due anime opposte, la decadenza e il rigore. Da lì il filo si srotola avanti e indietro nel tempo. L’energia esplosiva di Atomic Bomb, autunno inverno 1998/99, ritorna trasformata nelle geometrie di Haute Abstraction e nei volumi di Couture Prompt, due collezioni recenti. Le spalle monumentali di Surreal Shoulder e di Angry Birds fanno del corpo una presenza surreale. In Late Stage Capitalism Waltz la silhouette classica degli anni Cinquanta si capovolge, sfida la gravità e sembra staccarsi dalla figura. Scissorhands mette in scena la tensione tra costruire e distruggere. One Woman Show e Power Dressing deformano gli archetipi della sartoria a quasi vent’anni di distanza l’una dall’altra.

Poi c’è il capitolo del riuso, una pratica che i due designer portano avanti fin dalla prima collezione, molto prima che diventasse una parola d’ordine. In Vagabonds e in Boulevard of Broken Dreams tessuti d’archivio e abiti preesistenti vengono smontati e ricomposti in forme nuove. Con NO e Fashion Statements la moda diventa letteralmente una dichiarazione da indossare, fatta di slogan presi dalla cultura contemporanea. In Wearable Art e Performance of Sculptures, invece, l’abito si emancipa dal corpo e diventa opera. Molti di questi pezzi del resto sono già entrati nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art di New York, del Victoria and Albert Museum di Londra e del Kyoto Costume Institute.
Per chi guarda la moda con occhi da progettista, però, la parte più interessante è lo spazio. L’allestimento è firmato dallo studio di architettura Parasite 2.0 insieme al curatore e traduce nello spazio l’idea stessa di spettro, fatta di rifrazioni, rimandi e contrasti. Il vero dispositivo della mostra è lo specchio. Chi guarda non riceve un riflesso passivo. Deve riconoscere, da un abito all’altro, ciò che ritorna e ciò che cambia. I look sono presentati su manichini Bonaveri, scelti per valorizzare la costruzione scultorea dei capi e il loro modo di occupare lo spazio. Non è un dettaglio tecnico, è parte della lettura.

Il doppio attraversa tutto il percorso. C’è il ritratto speculare della coppia scattato da Blommers & Schumm trent’anni dopo il debutto. Ci sono le bambole in porcellana che riproducono gli abiti in miniatura, come quella di Bedtime Story, autunno inverno 2005/06. Il cambio di scala crea una seconda immagine dell’abito e lo trasforma in feticcio, in oggetto del desiderio.
A chiudere il cerchio c’è una bottiglia originale di Le Parfum. Nel 1996, alla Torch Gallery di Amsterdam, Horsting e Snoeren avevano messo in scena il finto lancio di un marchio, con negozio, atelier e studio fotografico ricostruiti in miniatura. Il progetto si chiamava Launch e culminava in un profumo impossibile, ispirato all’Air de Paris di Marcel Duchamp. Era una fragranza che non esisteva, pura immagine. Trent’anni dopo quella bottiglia ricorda da dove tutto è cominciato.
La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.30, con ingresso libero.




