Dal 22 settembre, il primo piano dell’Emporio Armani Ristorante di Milano diventa la prima sede italiana di Indochine, il locale franco-vietnamita che ha fatto la storia culturale di Downtown Manhattan.

C’è un tipo di ristorante che non è solo un ristorante. È un luogo che diventa punto di riferimento per un’intera generazione, una soglia attraverso cui passano artisti, designer, attori e musicisti finché il locale stesso non acquisisce una mitologia propria. Indochine, aperto nel 1984 al 430 di Lafayette Street a New York, è esattamente questo: tra i suoi tavoli si sono seduti Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, Madonna e Mick Jagger, Keith Haring, Robert De Niro, Meryl Streep e Leonardo DiCaprio.
Il 22 settembre, quel locale arriva per la prima volta in Italia. L’Emporio Armani Ristorante di Milano cede il suo primo piano all’identità estetica e gastronomica di Indochine, in una collaborazione che Giorgio Armani consolida dopo il successo del pop-up dello scorso febbraio. L’ingresso sarà da via dei Giardini, dove la nuova insegna segna il cambio di passo. Il piano terra rimarrà invece il dominio del nuovo Armani/Caffè, con la sua lounge, il caffè e il dehor su via Croce Rossa, affidato all’Executive Chef Ferdinando Palomba per una proposta di cucina mediterranea servita a colazione e pranzo.

Gli interni del ristorante riprendono i codici visivi che hanno reso Indochine riconoscibile nel mondo: le grandi foglie di banano alle pareti, le composizioni floreali generose, un’atmosfera che mescola esotismo e rigore. La cucina è franco-vietnamita, come da tradizione: il menu propone l’insalata di manzo piccante, i gamberetti croccanti sale e pepe con zenzero, i funghi shiitake con melanzane e il pollo barbecue alla vietnamita. L’esperienza è riservata alla cena.

Per Armani non si tratta di una novità isolata. La Maison è entrata nel mondo della ristorazione nel 1998 con un’apertura a Parigi e oggi conta oltre venticinque ristoranti tra Europa, Cina e America. È stato Armani a portare per primo in Italia l’esperienza di Nobu. Indochine segue la stessa logica: non il franchise di un brand gastronomico, ma la selezione di un’eccellenza internazionale che condivide con la Maison una certa idea di ospitalità, dove il luogo fisico è già una dichiarazione estetica.

Milano guadagna così un pezzo di storia newyorkese, reinterpretato da chi sa cosa significa trasformare uno spazio in un’esperienza. Armani, ancora una volta, dimostra che la moda può essere anche il modo in cui si apparecchia una tavola.




