Per la campagna Inverno 2026 di Bottega Veneta, Juergen Teller ha fotografato l’architettura sperimentale della provincia lombarda, tra Villa Terenzio Belloli e il Parco Museo Pagani.

A pochi chilometri da Milano, nella campagna di Inveruno, esiste una villa che la maggior parte dei manuali di architettura ha ignorato. La costruì Mario Galvagni tra il 1964 e il 1969, su commissione di Fernanda Azzimonti, e ancora oggi racconta una stagione precisa dell’architettura lombarda: quella in cui l’imprenditoria dell’Alto Milanese, tra gli anni Sessanta e Ottanta, esprimeva la propria ambizione anche attraverso la committenza architettonica privata. È qui che Juergen Teller ha fotografato parte della campagna Inverno 2026 di Bottega Veneta.

La villa è un organismo doppio. Sul fronte strada, una sequenza di setti abitati che dialoga con il contesto urbano circostante. All’interno del lotto, un sistema di gusci sospesi autoportanti, terrazze e soglie gradonate che si aprono su un grande giardino privato. Galvagni disegnò anche gli arredi fissi, in continuità con le forme architettoniche dell’edificio. Il risultato è uno spazio in cui la plasticità della forma è sempre strutturale, ragionata, coerente dall’esterno all’interno.

Il secondo set scelto da Teller è altrettanto inaspettato. A Castellanza, al confine con Legnano, il Parco Museo Pagani si estende su 40.000 metri quadrati di area boschiva. Fondato da Enzo Pagani nel 1957 e inaugurato nel 1965, fu il primo parco museo sorto in Italia. Ospita 630 opere tra sculture e mosaici di artisti come Jean Arp, Alexander Archipenko, Fernand Léger e Man Ray, disposti lungo sentieri che seguono una griglia esagonale, un disegno che permette di camminare intorno alle opere e osservarle da angoli sempre diversi. L’idea originale di Pagani era quella di un museo in continua crescita, capace di tenere il passo con la produzione dell’arte contemporanea.

La scelta di questi due luoghi risponde a una logica precisa. Louise Trotter, direttrice creativa di Bottega Veneta, ha costruito la sua visione della Maison sull’intreccio tra artigianalità e creatività. Portare la campagna invernale dentro spazi che raccontano la stessa tensione, quella tra la materia grezza e la cura del dettaglio, tra la monumentalità e l’intimità domestica, è un gesto coerente. Juergen Teller ha lavorato sull’architettura sperimentale della provincia lombarda, quella che la moda raramente raggiunge, dove il cemento porta con sé una storia e una tensione propria.

Il risultato è una campagna che si muove tra interni raccolti, sculture all’aperto e paesaggio naturale, raccontando una città e un territorio che raramente occupano questo tipo di palcoscenico.


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