Il ristorante da Giacomo apre a Forte dei Marmi nello storico beach club Marechiaro, con interni firmati Fabrizio Casiraghi e un omaggio a Renzo Mongiardino.

Da settant’anni la Versilia custodisce un rituale che si ripete ogni estate. Cabine colorate, ombrelloni in fila, una luce che cambia poco da una stagione all’altra e attira da generazioni lo stesso pubblico internazionale. Dentro questo paesaggio fermo nel tempo, Marechiaro occupa un posto particolare. Fondato nel 1913, lo stabilimento è considerato tra i primi ad aver trasformato la spiaggia in un luogo di intrattenimento, ponendo le basi di quella che sarebbe diventata l’età d’oro di Forte dei Marmi. È qui, nello stabilimento di proprietà della famiglia Olivetti Rason, che il gruppo Giacomo Milano ha scelto di aprire il proprio nuovo ristorante, da Giacomo Forte dei Marmi.

Per Carola Rovati, presidente di Giacomo Milano, la scelta del luogo nasce da un’affinità di fondo. Marechiaro, come Giacomo Milano, è un brand caratterizzato da un heritage profondamente radicato, racconta Rovati, che lega l’apertura al viaggio compiuto dal fondatore Giacomo Bulleri da Collodi a Milano nel secolo scorso. A Forte dei Marmi il gruppo segue una traiettoria simile, riafferma Rovati, reinterpretando costantemente la propria identità senza mai tradirla.
Il progetto degli interni porta la firma di Fabrizio Casiraghi, tra le voci più seguite del design contemporaneo, chiamato a tradurre il linguaggio di Giacomo Milano in chiave balneare. Il suo lavoro dialoga con l’eredità di Renzo Mongiardino, l’architetto che firmò il primo ristorante da Giacomo a Milano e che resta un riferimento costante per il gruppo. Casiraghi racconta di aver portato l’anima del marchio al mare, trasponendone lo spirito sulla costa e reinterpretandone i codici in una versione più luminosa, senza perdere l’eleganza che lo caratterizza da sempre.

Gli ambienti uniscono riferimenti diversi e li fanno convivere senza forzature. Ci sono i legni laccati color avorio, i dettagli in ottone e le sedute in ferro battuto degli yacht club anni cinquanta, un repertorio che richiama la nautica e il mondo dei club balneari storici. A questo si affiancano i pavimenti in terrazzo veneziano e i vetri colorati tipici degli interni domestici del Nord Italia, un linguaggio più intimo e meno scenografico. La sala principale accoglie 120 ospiti sotto un soffitto dipinto a mano con stelle che richiamano i cieli notturni della Versilia, mentre il Bar Luna propone l’atmosfera più raccolta delle sedi storiche del gruppo a Milano.
All’esterno, una corte affacciata sulla spiaggia è incorniciata da corbezzolo, rosmarino, elicriso, ginepro, bouganville e dalie, piante che scandiscono i momenti dell’aperitivo, del pranzo e della cena all’aperto. Al centro, un bar nascosto si cela dietro le cabine di Marechiaro, che si aprono su entrambi i lati e restituiscono una vista continua sul Mar Tirreno. Il beach club conta trenta cabanas pensate come rifugi privati, ciascuna con due lounge bed e una palette di blu, avorio e mostarda che riprende i colori già visti negli interni.

In cucina la proposta accosta i piatti che hanno reso riconoscibile Giacomo Milano, dai tortelli cacio e pepe al crudo di gambero rosso con lime e bottarga, dallo spaghetto al pomodoro al vitello tonnato, a una linea di mare costruita sulla ricerca delle materie prime. Tra le novità compare la cottura a fuoco vivo, una tecnica che il gruppo non aveva mai utilizzato nei suoi locali milanesi e che qui si applica a carne, pesce e verdure, aprendo un dialogo nuovo tra terra e mare all’interno dello stesso menu.

Da Giacomo Forte dei Marmi racconta così un modo di intendere l’apertura di un nuovo locale che non si limita all’esportazione di un’insegna. Il progetto rilegge un patrimonio, quello di Marechiaro, attraverso un altro patrimonio, quello di Giacomo Milano, nato nel 1958 e arrivato fino a oggi senza perdere il proprio carattere. Li fa coincidere in una stagione che a Forte dei Marmi dura da più di un secolo, quella di un luogo che ha segnato l’immaginario delle vacanze italiane e che oggi continua a scriverlo insieme a Giacomo Milano






