La mostra alle Gallerie d’Italia di Milano celebra il centenario di Arnaldo Pomodoro con 45 opere tra scultura, bronzo e archivio, dal 29 maggio al 18 ottobre 2026.

C’è qualcosa di preciso nel modo in cui Arnaldo Pomodoro lavorava la materia. Le sue sfere di bronzo lucido, squarciate fino al nucleo, non suggeriscono distruzione ma rivelazione. Come se la forma perfetta fosse solo un involucro e il vero contenuto della scultura stesse nell’interno caotico, vivo, irrisolto. A un anno dalla sua scomparsa e nel centenario della nascita, le Gallerie d’Italia di Milano dedicano a questo gesto una mostra antologica che è, prima di tutto, un racconto.
“Arnaldo Pomodoro: una vita” apre al pubblico il 29 maggio 2026 negli spazi di Piazza Scala e resterà visitabile fino al 18 ottobre. Curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani, rispettivamente curatore delle Collezioni di Arte Moderna e Contemporanea di Intesa Sanpaolo e curatore della Fondazione Arnaldo Pomodoro, la mostra riunisce quarantacinque opere provenienti dalle due collezioni e le dispone in un percorso che attraversa oltre sessant’anni di ricerca, dagli esordi nella Milano informale degli anni Cinquanta fino alle sperimentazioni dei primi anni Duemila.

Il percorso si snoda attraverso gli ambienti del museo, dal Salone Scala con la grande pedana di sculture in fiberglass bianco, alle sei sale affacciate su di esso, fino al Salone Manzoni, alle sale di Palazzo Brentani e infine al Chiostro ottagonale e al Giardino di Alessandro. Qui sono esposte permanentemente, e di recente restaurate, due opere monumentali: il Disco in forma di rosa del deserto n. 1 del 1993 e la Sfera grande del 1966, versione in fiberglass della prima sfera di grandi dimensioni realizzata dall’artista, parte della Collezione Luigi e Peppino Agrati. Sono queste due sculture ad aver dato origine alla collaborazione tra Gallerie d’Italia e Fondazione Arnaldo Pomodoro, un progetto condiviso di conservazione che nel tempo è diventato anche occasione espositiva.

La mostra non segue una logica celebrativa ma una logica di lettura. Accanto ai capisaldi della produzione, dai Cubi alle Colonne del viaggiatore, dalla Sfera n. 1 del 1963 al Papiro del 1985, i curatori hanno inserito opere meno note e un nucleo di materiali d’archivio, cataloghi, riviste, lettere, schizzi e fotografie, scelti per aprire nuove chiavi di interpretazione. L’allestimento stesso riprende i display ideati da Pomodoro nel corso della sua carriera, un gesto che restituisce alla mostra una coerenza formale rara.
Pomodoro nasce nel 1926 nel Montefeltro, cresce a Pesaro e dal 1954 vive e lavora a Milano. La sua ricerca attraversa l’informale, la geometria euclidea, il minimalismo americano maturato negli anni di insegnamento alla Stanford University e alla University of California di Berkeley, per tornare sempre ai temi della scrittura, della comunicazione e del movimento. Le sue opere hanno trovato posto in alcune delle piazze e degli spazi pubblici più significativi al mondo, dal Cortile della Pigna dei Musei Vaticani alla sede delle Nazioni Unite a New York, dal Trinity College di Dublino all’UNESCO di Parigi. Arnaldo Pomodoro si spegne a Milano il 22 giugno 2025.

La mostra è accompagnata da un programma di laboratori e visite guidate per scuole e pubblico generico, a cura del Dipartimento educativo della Fondazione Arnaldo Pomodoro e dei Servizi educativi di Civita Mostre e Musei. Il catalogo è edito da Allemandi.
Le Gallerie d’Italia sono aperte dal martedì alla domenica, dalle 9.30 alle 19.00. Il biglietto intero è 12 euro, ridotto 10 euro per over 65 e gruppi superiori a 15 persone, gratuito per under 26 e scolaresche. Informazioni e prenotazioni su gallerieditalia.com.



