Arte contemporanea, identità territoriale e visione culturale: ZEGNA è Main Sponsor del Padiglione Italia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte e porta Oasi Zegna nel cuore della scena artistica internazionale.

Immaginate un pugno di terra prelevato dalle Alpi Biellesi, impastato con cenere e minerali, modellato fino a prendere la forma di un corpo umano. Quella figura, oggi, si trova negli spazi espositivi della Biennale di Venezia. È lì che il paesaggio di Oasi Zegna ha smesso di essere un luogo geografico e ha cominciato a essere un’opera d’arte.
Questo è il modo in cui ZEGNA partecipa alla 61° Esposizione Internazionale d’Arte come Main Sponsor del Padiglione Italia: portando la materia stessa del proprio territorio dentro le sculture di Chiara Camoni, l’artista che firma Con te, con tutto, il progetto curato da Cecilia Canziani scelto dal Ministero della Cultura per rappresentare l’Italia nel contesto artistico più autorevole al mondo.
Una presenza fisica, non simbolica

Il rapporto tra ZEGNA e questo progetto vale la pena di essere capito bene, perché rompe con quasi tutte le convenzioni del mecenatismo culturale contemporaneo.
I brand sponsorizzano mostre. Mettono il logo in fondo al comunicato stampa, finanziano il catalogo, fanno una cena inaugurale. ZEGNA ha fatto qualcosa di diverso: ha messo le sue montagne dentro le opere. Le terre e i minerali di Oasi Zegna sono materiale scultoreo. I filati del Lanificio Ermenegildo Zegna diventano elemento tessile integrato nelle installazioni.
Chiara Camoni lavora da anni con questa logica: la materia porta memoria, i luoghi parlano attraverso ciò che producono. Trovare in ZEGNA un interlocutore capace di offrire territorio come materia prima, e non solo come budget, è una condizione rara. È anche il frutto di un dialogo che dura dal 2014, quando ZEGNART, il framework culturale del brand, avviò il primo progetto con l’artista e con Cecilia Canziani.
ZEGNART: l’arte come abitudine, non come evento

ZEGNART non è una fondazione nel senso classico del termine. Non gestisce una collezione, non organizza fiere, non compra quadri da mettere in archivio. Fa qualcosa di più difficile: commissiona lavori destinati a esistere in relazione a luoghi e valori specifici, e li lascia vivere nel tempo senza trasformarli in asset.
Questa filosofia affonda le radici nel primo Novecento, quando il Fondatore Ermenegildo Zegna costruiva il lanificio a Trivero e, parallelamente, chiamava artisti e paesaggisti a dare forma agli spazi intorno alla fabbrica. Pietro Porcinai curò il verde. Otto Maraini ed Ettore Pistoletto Olivero lasciarono opere sul territorio. Luigi Vietti progettò strutture ricettive integrate nel paesaggio di Bielmonte con la stessa discrezione con cui si piantano alberi. Il risultato di quella visione accumulata si chiama oggi Oasi Zegna: un ecosistema di circa cento chilometri quadrati che esiste perché qualcuno, un secolo fa, ha deciso che industria e natura potevano parlarsi senza che una divorasse l’altra.
Un archivio di relazioni, non di oggetti

Nel tempo, il brand ha costruito collaborazioni con artisti che condividono questa visione allargata della cultura: Michelangelo Pistoletto, con cui il dialogo si è sviluppato attraverso Visible, il progetto nato con Cittadellarte – Fondazione Pistoletto che esplora il ruolo dell’arte nella trasformazione dei contesti reali. William Kentridge. Daniel Buren. Dan Graham. Mimmo Jodice. Ding Yi. Artisti che lavorano su scale diverse, con linguaggi diversi, ma accomunati da una stessa capacità di abitare i luoghi in modo attivo.
Il progetto ALL’APERTO, realizzato all’interno di Oasi Zegna con la cura di Barbara Casavecchia e Andrea Zegna, ha trasformato il paesaggio montano in un museo a cielo aperto dove le opere di Alberto Garutti, Stefano Arienti, Roman Signer, Marcello Maloberti e Liliana Moro convivono con i boschi di faggio e i sentieri. A Milano, nel quartier generale progettato da Antonio Citterio e Patricia Viel, le opere di Reena Kallat, Frank Thiel e Pistoletto creano continuità narrativa con l’Oasi, come se la montagna avesse un’ambasciata in città. Nelle boutique internazionali, ogni commissione nasce dal dialogo con lo spazio specifico in cui andrà a vivere.
Nel 2025, ZEGNA ha avviato una partnership globale con Art Basel, presente a Basilea, Miami Beach, Parigi, Hong Kong e Doha. La Visible Fellowship, assegnata ogni anno a giugno durante Art Basel, riconosce pratiche artistiche capaci di uscire dal proprio campo per diventare strumento di cambiamento sociale.
Venezia come sintesi

La presenza al Padiglione Italia 2026 arriva come momento di sintesi di tutto questo percorso. Con te, con tutto di Chiara Camoni propone una riflessione sul modo in cui gli esseri viventi abitano il mondo insieme, in una relazione orizzontale tra forme di vita che rifiuta le gerarchie. È una ricerca che Camoni porta avanti da tempo, e che a Venezia trova finalmente la scala e la visibilità che merita.
«Vederla oggi protagonista, insieme a Cecilia Canziani, del Padiglione Italia rappresenta un riconoscimento importante del loro percorso e della coerenza della loro ricerca», ha dichiarato Gildo Zegna, Executive Chairman del Gruppo. Parole che suonano come la descrizione di qualcosa di già vissuto, di già condiviso, prima ancora che di celebrato.



