A distanza di cinquant’anni dalla nascita dell’Intrecciato, Bottega Veneta dedica a questa tecnica un capitolo inedito: “Destinations”, la mostra presentata a NOMAD Abu Dhabi che indaga l’intreccio come linguaggio, gesto e identità culturale. Non una semplice celebrazione dell’iconico motivo in pelle, ma un osservatorio sulle molteplici traiettorie che la tessitura assume nel mondo contemporaneo, interpretata da otto creativi che operano tra Medio Oriente e Nord Africa.

Curata da Rana Beiruti, l’esposizione raccoglie opere di artisti, designer e studi che declinano il tema attraverso materiali differenti: ceramiche strutturate, pietra vulcanica, intrecci di palma, sperimentazioni luminose e oggetti che rielaborano tecniche vernacolari. Ogni contributo stabilisce un dialogo con l’Intrecciato, trasformandolo in un principio generativo che interpreta territori, memorie e savoir-faire locali.

Opera di Abdalla Almulla

L’intenzione curatoriale è chiara: far emergere l’intreccio non solo come lavorazione, ma come visione del mondo. Un processo che unisce, stratifica e compone, generando nuove forme attraverso l’incontro. È un gesto che appartiene tanto alla storia di Venezia – culla culturale di Bottega Veneta, città costruita su flussi e interscambi – quanto alle tradizioni artigianali del Golfo e del Nord Africa.

Tra i lavori in mostra, emergono le architetture geometriche di Abdalla Almulla, le esplorazioni matematiche di Amine Asselman, gli oggetti materici di Sayar & Garibeh, le sperimentazioni tessili cariche di memoria di Esna Su, le sculture luminose di Nader Gammas. E ancora: le forme intuitive di Shaha Raphael, le ricerche ceramiche biomorfe di Zein Daouk, fino alle installazioni dello studio bahraini — danish, da sempre attento alla relazione tra materiali, storia e paesaggio.

Opera di Shaha Raphael

Tre opere integrano pellami d’archivio provenienti dall’atelier Bottega Veneta, trasformandoli in esercizi di forma che reinterpretano la grammatica dell’Intrecciato attraverso un nuovo vocabolario tattile.

Così, “Destinations” diventa una costellazione di narrazioni: rotte creative dove tradizione e sperimentazione si intrecciano – letteralmente e simbolicamente – restituendo l’immagine di un artigianato vivo, capace di evolvere senza tradire la sua essenza. Un racconto di movimento, incontro e trasformazione, cuore identitario di Bottega Veneta e principio guida di questa edizione di NOMAD.

La mostra rimane aperta fino al 22 novembre.

Opera di Amine Asselman

Creativi partecipanti

Abdalla Almulla è un architetto emiratino e fondatore di MULA, studio multidisciplinare fondato nel 2018. Lavora su diverse scale e discipline, utilizzando il design come strumento per interrogare, interpretare e ridefinire gli ambienti quotidiani. Unisce narrazioni culturali e sperimentazioni formali, concentrandosi su pattern e geometrie come strumenti compositivi. Il suo processo, iterativo e radicato nella ricerca, nel prototipo e nella rifinitura, permette ai progetti di evolvere attraverso il dialogo tra teoria e forma.

Amine Asselman è un artista marocchino con un dottorato in Arte Contemporanea. Ha lasciato una carriera in architettura per dedicarsi alla sua passione per arte e design, prima a Tetouan e poi in Spagna. Influenzato da artisti come M.C. Escher, unisce scienza e arte attraverso la geometria, elemento centrale della sua cultura d’origine. Attualmente vive e lavora a Tetouan, dove gestisce un proprio laboratorio di ceramica e zellige.

bahraini — danish è uno studio di architettura con un ampio e curioso interesse per il contesto immediato, la storia e la cultura. Fondato nel 2017 da Batool Alshaikh, Maitham Almubarak e Christian Vennerstrøm Jensen, lo studio produce lavori che spaziano da oggetti di design, mobili e installazioni a spazi e architetture. I loro progetti sono stati acquisiti da Qatar Museums, dal Victoria and Albert Museum e dall’Ufficio del Primo Ministro danese.

Opera di bahraini — danish

Esna Su è un’artista tessile che infonde storie nei materiali per creare opere artigianali evocative. Il suo lavoro indaga con delicatezza temi legati a identità e memoria, e come queste vengano scosse dall’instabilità politica. Le sue collezioni The Refugee e The Burden sono state esposte nel Regno Unito, nei Paesi Bassi, in Svizzera, Corea del Sud e Cina.

Nader Gammas è un lighting designer con sede a Dubai. Specializzato in soluzioni illuminotecniche personalizzate per singoli progetti, fonde forma, funzione e narrazione, combinando design contemporaneo, belle arti e artigianato tradizionale. Dal debutto alla Dubai Design Week nel 2017, le sue creazioni hanno ottenuto riconoscimento internazionale e sono ora rappresentate da Todd Merrill Studio e Studio Twenty Seven.

Sayar & Garibeh è uno studio di design con sede tra Beirut e Parigi, fondato nel 2015 da Stephanie Sayar e Charbel Garibeh. Lo studio unisce artigianato tradizionale e innovazione contemporanea con un tocco di ironia. I loro mobili e oggetti, realizzati con materiali che spaziano dalla terracotta al marmo, dalla resina al sisal, bilanciano funzione e scultura, spesso traendo ispirazione dalle osservazioni della vita quotidiana.

Shaha Raphael è un’architetta e maker con sede a Beirut. Il suo lavoro nasce dall’uso di materiali locali, forme intuitive e dalla collaborazione con artigiani specializzati, mantenendo un approccio pratico all’apprendimento e al fare. Ispirata dall’interazione tra forze naturali e materialità, crea opere che attraversano gioielleria, arredo e scultura, fondendo precisione digitale e maestria artigianale. Ogni pezzo è progettato per evocare gesto, ritualità e celebrare texture, densità e flusso.

Zein Daouk è un’architetta multidisciplinare la cui pratica ceramica indaga questioni complesse e prospettive alternative. Nella sua serie The Third Kingdom esplora la sinergia attraverso il mondo fungino. Le forme biomorfe che emergono diventano una nuova specie di oggetti d’arte funzionali che rimandano a un’umanità condivisa e dimenticata. The Third Kingdom nasce dove natura, narrazione e artigianato si fondono in esseri silenziosi ma senzienti, che incarnano una storia di simbiosi.

Opera di Zein Daouk

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