La ristrutturazione dell’ex Pastificio Pantanella firmata 02A Studio e Valerio Ciampicacigli per  Alessandro Poggi, Head of Marketing di Uniqlo Italia.

Nel cuore dell’archeologia industriale romana, all’interno dell’ex Pastificio Pantanella, prende forma un progetto che fa della sottrazione il proprio manifesto. Qui, 02A Studio e il designer Valerio Ciampicacigli firmano lo studio–laboratorio–cucina di Alessandro Poggi, Head of Marketing di Uniqlo Italia e punk chef, dando vita a uno spazio in cui lavoro, ricerca e passione gastronomica convergono in un’unica visione.

L’intervento si inserisce in un contesto denso di stratificazioni storiche: l’ex complesso industriale, situato nel quartiere Prenestino-Labicano, all’inizio di via Casilina e a ridosso di Porta Maggiore, è un frammento significativo della memoria produttiva di Roma. Un luogo che nel tempo ha subito numerose trasformazioni e che oggi viene reinterpretato come spazio di sperimentazione e identità contemporanea.

Il progetto si fonda su un approccio rigoroso e consapevole: nessuna aggiunta superflua, ma un lavoro di scavo sulla materia esistente per riportarne alla luce l’essenza. Le travi del solaio vengono liberate e lasciate a vista, il pavimento originario in marmo rimosso, mentre le superfici murarie sono trattate con un rasante grezzo a base di calce. Un linguaggio asciutto, radicale, che trova il suo equilibrio nella ricerca di riferimenti storici puntuali, capaci di dialogare con il presente.

Le ringhiere della doppia altezza, caratterizzate da un motivo circolare, diventano elemento narrativo: richiamano l’architettura dell’ex pastificio ed evocano al contempo i pattern del sepolcro di Eurisace, il fornaio di epoca augustea situato nei pressi di Porta Maggiore. Un gioco sottile di citazioni che arricchisce il progetto senza appesantirlo, rafforzandone la profondità culturale.

Lo spazio si sviluppa come un duplex affacciato sulla ferrovia, dove la dimensione industriale è amplificata e resa protagonista. Dal ballatoio d’ingresso si accede a un ambiente a doppia altezza dominato da una grande finestra di oltre quattro metri, che incornicia il paesaggio urbano e il passaggio ritmico dei treni, trasformando il movimento esterno in parte integrante dell’esperienza abitativa.

Al piano terra si colloca la cucina, inserita sotto le travi metalliche: al loro interno, tubolari LED e reti Keller generano un’illuminazione inattesa e scenografica. Al centro dello spazio emerge il grande tavolo in ferro, disegnato su misura con tubolari metallici e rete microforata, pensato come fulcro conviviale e cuore delle serate di degustazione curate da Poggi.

Una scala in ferro conduce al livello superiore, dove affacciati sul vuoto del soggiorno trovano posto una zona relax con pavimento in gomma rossa a bolli e un volume semi-aggettante rivestito in lamiera metallica, che accoglie una piccola camera. Anche qui, ogni scelta è calibrata per rafforzare il carattere industriale e non rifinito dello spazio, che riesce tuttavia a trasmettere una sorprendente sensazione di accoglienza e rifugio.

L’intervento, dal carattere quasi sperimentale, valorizza le qualità intrinseche del luogo e ne amplifica la vocazione industriale, costruendo un ambiente fortemente identitario e riconoscibile. Gli arredi, pochi ed essenziali, sono realizzati ad hoc o provengono dal recupero, prevalentemente degli anni Settanta, e dialogano — talvolta in contrasto — con opere d’arte contemporanea riconducibili al Micro Pop giapponese e americano.

Brutal Bites, questo il nome dello spazio, si prepara ad avviare una serie di attività che intrecciano immaginario brutalista, design e cucina, configurandosi come un laboratorio vivo, aperto alla contaminazione e alla sperimentazione.


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