Nel cuore verde dei Giardini di Porta Venezia, l’atrio dell’Osservatorio torna a raccontare la visione architettonica di Piero Portaluppi — il maestro milanese che nel 1930 concepì questa piccola meraviglia ottagonale per l’editore e filantropo Ulrico Hoepli. Non un semplice ingresso, ma una soglia simbolica tra il mondo terreno e quello celeste.

Quasi un secolo dopo, la città restituisce nuova vita a uno dei suoi interni più poetici grazie a un meticoloso intervento firmato dal laboratorio Pictalab Milano, in collaborazione con il designer Nicolò Castellini Baldissera, pronipote dell’architetto. L’obiettivo: riportare alla luce le decorazioni originali dell’atrio, scomparse tra le ristrutturazioni del dopoguerra.

Il progetto nasce due anni fa, dall’incontro tra Orsola Clerici di Pictalab e Fabio Peri, conservatore civico del Planetario Hoepli. Attraverso un lavoro d’archivio e di osservazione filologica, le artiste di Pictalab hanno ricostruito con straordinaria fedeltà il disegno e la palette del 1930: una mappa celeste su fondo blu profondo, pensata per accompagnare lo sguardo dei visitatori in un lento adattamento alla penombra, preludio al buio siderale della cupola.

Il nuovo atrio, che verrà presentato il 29 ottobre e aperto al pubblico il giorno successivo, accoglie anche sette lampade disegnate da Portaluppi, riprodotte con precisione artigianale, e due nicchie in marmo riemerse durante i lavori, un tempo destinate alle biglietterie. È un ritorno alla bellezza originaria del luogo, ma anche un gesto di devozione verso l’architettura milanese, capace di custodire la memoria e reinventarsi con la stessa luce che, da quasi cent’anni, illumina le stelle del Planetario.


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