Il Théâtre Daunou, decorato da Lanvin, Lanvin Decor, 1923 © But Sou Lai / Patrimoine Lanvin

Voluto dall’attrice Jane Renouardt, celebre icona del cinema muto e collezionista d’arte contemporanea, il Théâtre Daunou nacque nel cuore degli anni Venti grazie ai finanziamenti del mecenate Jacques Wittouck. Il progetto fu affidato a Auguste Bluysen che collaborò con i fratelli Perret per sviluppare la struttura in cemento armato e muratura. Bluysen, già noto per il Casino du Touquet-Paris-Plage, si confrontava con le complessità tipiche della Parigi d’epoca: un lotto minuto, una strada angusta, e la necessità di integrare un nuovo edificio nel tessuto preesistente. Bluysen, con l’ingegno di chi sa trasformare la costrizione in linguaggio, concepì un teatro di soli 450 posti, compatto e funzionale, in cui ogni elemento architettonico rispondeva a un preciso equilibrio spaziale.

La facciata, un’interpretazione personale dello stile Impero, è un manifesto di eleganza e rigore: tre campate centrali incorniciate da due laterali, una cornice a modiglioni sorretta da sfingi in pietra e mascheroni che punteggiano la superficie spoglia. All’interno, Bluysen orchestrò gli spazi con sapienza scenica: un seminterrato liberato per l’orchestra, palchi laterali aperti e un fondo sala riservato da schermi lignei. Un piccolo fumoir-bar completava l’ambiente, regalando all’intervallo un tono raccolto e mondano.

Fonte foto: @6esensimmobilier

Jeanne Lanvin e la rivoluzione del décor

Ma la vera magia del Théâtre Daunou si compie nella decorazione firmata Jeanne Lanvin, amica personale di Jane Renouardt. La couturière parigina — già icona della moda e pioniera di un nuovo modo di intendere il lusso — aveva da poco fondato Lanvin Décoration, divisione dedicata agli interni, affidandone la direzione artistica a Armand-Albert Rateau, con cui aveva già condiviso progetti di straordinaria raffinatezza nelle sue residenze private di Parigi, Vésinet e Deauville.

Insieme, Lanvin e Rateau costruirono un universo estetico coerente e inconfondibile: un equilibrio tra classicismo e sogno, tra gusto per l’Oriente e fascinazione per le civiltà antiche. Al Théâtre Daunou, questa visione prende corpo in una sinfonia di blu, oro e avorio, i colori simbolo della maison. Figure di animali esotici e creature fantastiche danzano sulle superfici, in un gioco di rilievi e riflessi che unisce sensualità e misura, teatralità e disciplina formale.

Foto: Asseline Stéphane

Art Déco come stile di vita

Nel 1920, Jeanne Lanvin comprese ciò che molti suoi contemporanei non avevano ancora intuito: il successo di una maison non risiede solo negli abiti, ma in un art de vivre completo, capace di abitare ogni spazio dell’esistenza.
Da questa intuizione nacque l’incontro con Rateau, avvenuto durante un evento organizzato da Paul Poiret. Dalla loro collaborazione nacque un intero mondo estetico, un linguaggio visivo che travalicava la moda per trasformarsi in esperienza. Il loro padiglione di Rue du Faubourg Saint-Honoré divenne un laboratorio del gusto moderno, dove mobili, tappeti, vetrate e carte da parati raccontavano una nuova idea di lusso: discreta, intellettuale, profondamente femminile.

Il Théâtre Daunou rappresenta dunque il punto d’incontro tra due arti — l’architettura e la moda — che negli anni Venti cominciarono a parlarsi con linguaggi comuni. È la dimostrazione che lo stile, quando è pensiero e non ornamento, può fondersi alla struttura e trasformare un edificio in un gesto poetico.

Foto: Asseline Stéphane


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