
Estetica e sostenibilità
Gli spazi COS non sono mai meri contenitori di collezioni. Ogni edificio, dal flagship store al più effimero pop-up, è concepito come parte integrante di un’esperienza estetica che va oltre l’abbigliamento. L’architettura, i materiali, la luce: tutto è curato con precisione dal team di interior design del brand, affinché ogni visita diventi un incontro con un mondo narrativo.
Dalla prima apertura a Londra, COS ha portato questa visione in città simbolo del contemporaneo come New York, Los Angeles, Berlino, Tokyo, Seoul e Parigi. Una geografia che riflette non solo la diffusione globale del marchio, ma anche la sua capacità di reinterpretare luoghi iconici, adattandosi alla loro identità storica e culturale.
Negli ultimi anni, la riflessione sul futuro dei negozi ha assunto una nuova urgenza: progettare spazi non solo belli e funzionali, ma anche responsabili. Dal 2021 COS ha avviato un programma di recupero e riutilizzo degli arredi che sta ridisegnando il concetto stesso di retail. Così, il negozio di Edimburgo oggi integra il 60% di elementi provenienti da un altro store; il pop-up di Copenaghen è stato allestito con il 91% di arredi recuperati, dai banconi alle specchiere; mentre il punto vendita inaugurato nel New Jersey nel 2024 porta con sé il 45% di materiali rigenerati. Un approccio che unisce estetica e sostenibilità, coerente con l’idea di una moda attenta al suo impatto.

Memoria e identità dei luoghi
Ma oltre a questa visione sostenibile, COS porta avanti un principio altrettanto centrale: il rispetto della memoria architettonica dei luoghi in cui sceglie di insediarsi. Ogni boutique diventa così un racconto che intreccia storia e contemporaneità, trasformando la moda in esperienza culturale.
A Firenze, il marchio ha scelto Palazzo Dudley, costruito nel 1613 sopra dimore rinascimentali per volontà di Robert Dudley, conte di Northumberland, rifugiatosi in città. Nei secoli, il palazzo ha cambiato volto, passando di mano in mano, fino a diventare nel 1912 la residenza del mercante di ricami Francesco Navone, che aggiunse il doppio portale e il balcone oggi ancora visibile. Sulla facciata campeggia inciso il suo nome, memoria incastonata nell’architettura. All’interno, i soffitti lignei a cassettoni e il tabernacolo originario convivono con la sobrietà contemporanea delle collezioni COS, dando vita a un dialogo silenzioso ma potente tra passato e presente.


Cos Firenze
A Tokyo, nel quartiere di Ginza, l’edificio si distingue per la sua facciata ispirata all’architettura classica. Le finestre ad arco richiamano forme antiche, reinterpretate attraverso un linguaggio essenziale; l’ingresso principale riprende l’idea di mon, la porta tradizionale giapponese, mentre il basamento ondulato in acciaio contrasta con il rivestimento superiore in piastrelle bianche, creando un equilibrio sottile tra tradizione e modernità.


Cos Tokyo
A Londra, la storia prende vita nei magazzini vittoriani di King’s Cross, un tempo deposito di carbone per alimentare la città industriale, poi abbandonati e infine diventati negli anni Ottanta il cuore pulsante della cultura rave con il leggendario nightclub Bagley’s. Oggi, grazie al progetto firmato Heatherwick Studio, le due strutture in mattoni e ferro battuto sono state unite da tetti che si incontrano al centro come due onde contrapposte. All’interno, COS ha scelto di mantenere questo spirito ibrido: un’estetica moderna e rilassata che dialoga con i dettagli industriali ancora visibili, in continuità con la trasformazione di un quartiere simbolo della Londra contemporanea.


Cos Londra
Il Grand Hôtel-Dieu di Lione è un altro capitolo di questa geografia architettonica. Nato nel 1184 come ospedale gestito dai monaci, ha attraversato otto secoli di storia, diventando un centro medico e poi uno dei più grandi progetti di riconversione storica della Francia. Gli archi in pietra e i soffitti a volta, che un tempo ospitavano la farmacia e il laboratorio, oggi accolgono le collezioni COS in uno spazio che celebra la monumentalità del passato, proiettandola in un nuovo tempo.


Cos Lione
Sulle strade di Los Angeles, l’Olympic Theatre, inaugurato nel 1927, rivive dopo aver accolto proiezioni, spettacoli e produzioni cinematografiche per sessant’anni. La sua facciata in pietra restaurata e l’insegna al neon riaccesa restituiscono alla città un frammento della sua memoria, mentre all’interno la sagoma del palcoscenico originario emerge tra i capi esposti, come un sipario mai del tutto calato.

Cos Los Angeles
Nel cuore del Marais, a Parigi, COS ha trovato dimora in un ex hammam turco costruito nel 1856 e rimasto attivo per oltre 130 anni. La facciata conserva iscrizioni e decorazioni originali, con teste di leone scolpite e insegne dipinte dai colori vivaci, in contrasto con interni sobri e luminosi, dove la quiete dell’architettura incontra la purezza della collezione.


Cos Parigi
A Sydney, il numero 5 di Martin Place racconta invece un’altra storia: nato come filiale della Commonwealth Bank nel 1916, ispirato a una piccola scatola di risparmio in latta, oggi coniuga neoclassico e modernità, con colonne greche, pavimenti in parquet e un ampliamento in vetro di dieci piani. Un lucernario restaurato illumina gli spazi interni, mentre la facciata conserva lo stemma presidenziale, memoria scolpita nella pietra.


Cos Sydney
A Seoul, lungo il viale di Cheongdam-dong, il negozio si presenta come un’oasi di calma in mezzo al dinamismo urbano. L’esterno in basalto grigio, con linee rette e tetto spiovente, conserva la semplicità archetipica di una casa, mentre gli interni si aprono su spazi ariosi in bianco candido, scanditi da curve morbide e materiali naturali. Un luogo rarefatto, che traduce la filosofia COS in un linguaggio di silenzio e luce.


Cos Seoul
Questo percorso trova una tappa significativa anche a Tallinn, dove COS ha inaugurato il suo primo store in Estonia all’interno di un’ex fabbrica di pane nel quartiere Rotermann, cuore pulsante della storia industriale della città. Gli interni dell’ampio edificio, progettati dal team interno guidato da Delphine Gautier, conservano gran parte degli elementi originari del XIX secolo, a cui si sovrappone la consueta sobrietà del linguaggio COS. “Il carattere industriale dell’edificio e il fatto che servisse a un unico scopo, la panificazione, ci hanno affascinato”, racconta Gautier. “È stato come aprire uno scrigno del tesoro e scoprire cosa c’è dentro: osservare attentamente ogni dettaglio per comprenderne la funzione e la storia, quasi come leggere un buon libro.”


Cos Tallinn
Ogni boutique del marchio diventa così un tassello di una geografia culturale in cui moda e architettura si intrecciano. Dalla sostenibilità al recupero delle memorie urbane, COS non costruisce semplici negozi, ma esperienze che celebrano il valore dei luoghi e la loro capacità di trasformarsi, senza mai dimenticare la storia che li abita.
Fonte foto: Cos




