Il 18 settembre 1945, a Parigi, Pierre Balmain presentava la sua prima collezione. Ottant’anni dopo, la maison celebra quell’istante fondativo che cambiò il corso della couture. Non si trattò solo di un debutto, ma della nascita di un nuovo linguaggio, riconosciuto poco dopo da Gertrude Stein come The New French Style, una definizione che arrivò persino prima del celebre New Look di Dior, destinato a esplodere l’anno successivo. Balmain impose fin da subito una visione inedita: abiti sontuosi, iper-femminili, capaci di dialogare con la sua formazione originaria, l’architettura. Dopo aver studiato all’École des Beaux-Arts di Parigi, Pierre Balmain portò in passerella linee strutturate, volumi scultorei e proporzioni studiate con rigore quasi urbanistico, dichiarando già nel 1950, durante una conferenza a Bruxelles dedicata al rapporto tra moda e costruzione, «Penso come un architetto». Il suo stile, fatto di spalle definite, tessuti riccamente lavorati e gonne che disegnavano lo spazio con ampiezze insolite, conquistò rapidamente aristocrazie e star hollywoodiane, trasformando la couture in un atto di costruzione: abiti che scolpiscono, generano armonie da indossare e dialogano con lo spazio circostante.

“It is as an architect that I often react, and as an architect that I think”

Pierre Balmain, dal discorso “Des rapports de l’architecture avec la couture”, Bruxelles, 1950.

Il percorso creativo di Monsieur Balmain si nutrì anche dei suoi viaggi intorno al mondo, dall’Asia all’Oceania, dall’America Latina all’Italia, e ogni destinazione diventava un frammento visivo tradotto in dettagli decorativi, materiali preziosi o in quell’attitudine monumentale che avvicinava l’abito a un edificio. Non è un caso che molte sue creazioni venissero fotografate tra colonne classiche, facciate moderne o scalinate imponenti, perché la moda di Balmain trovava nelle architetture il suo habitat naturale. Il lessico delle sue collezioni prendeva in prestito parole dal mondo della progettazione, linea, costruzione, centro geometrico, e nelle prime creazioni compaiono pieghe ispirate al Partenone e gonne che riecheggiano gli archi rampanti delle cattedrali gotiche, a testimonianza di quanto la couture, nelle mani di Balmain, potesse dialogare con i grandi simboli dell’architettura occidentale. In un passaggio chiave della conferenza del 1950, Balmain sottolineava che moda e architettura erano arti sorelle, entrambe capaci di plasmare volumi, modellare lo spazio, orchestrare la luce e fondarsi su un profondo senso di armonia, e che la differenza di durata, eterna nell’architettura ed effimera nella moda, era solo un dettaglio. Il suo percorso creativo si nutriva dei viaggi e della capacità di leggere il mondo come un architetto, traducendo ogni esperienza in forme, proporzioni e dettagli, e così il barocco delle cattedrali trovava eco negli sfarzi ricamati delle corti, la ricchezza ornamentale del Rinascimento si rifletteva nei dettagli sartoriali dell’epoca, il rigore scenografico di Versailles conviveva con la magnificenza delle mode di Luigi XIV e la semplicità dei tessuti di Maria Antonietta dialogava con l’intimità architettonica del Petit Trianon.

Gonne a pieghe come archi rampanti

Comunicato stampa Haute Couture PE 1953

Un esempio della sua intuizione visionaria è il cappotto “Manhattan” del 1961, un capo dal taglio astratto e geometrico ispirato all’urbanistica ortogonale di New York, con fodera rossa a completarne la composizione, che anticipava di quattro anni i celebri abiti Mondrian di Yves Saint Laurent. La griglia nera su fondo bianco del cappotto Balmain richiama la stessa logica compositiva delle tele di Piet Mondrian, ma con un’intuizione che precede la storia, dimostrando come dietro la fama di couturier classico, Pierre Balmain fosse spesso un passo avanti rispetto al suo tempo. La sua filosofia riconosceva una verità semplice e potente: che si lavori con seta o con pietra, il gesto creativo resta lo stesso, dare forma, costruire, immaginare lo spazio, e l’abito, come l’edificio, diventa un atto di architettura.

Oggi, nell’anniversario degli 80 anni, la maison celebra la visione del suo fondatore come una lezione ancora attualissima: la moda non è solo ornamento, ma costruzione poetica che modella il corpo così come l’architettura modella il mondo.

Immagini: Ufficio stampa Balmain


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