
Parigi non è soltanto il cuore pulsante della moda, ma è sempre più una vetrina internazionale in cui vengono messe in scena scenografie e installazioni mozzafiato. Le collezioni Haute Couture A/I 2025–26 e le sfilate P/E 2026 appena concluse lo confermano: ogni venue si è trasformata in un’opera d’arte, capace di fondere estetica, storia e narrazione. Dai palazzi privati alle serre reali, dai teatri ottocenteschi agli atelier d’autore, ecco un tour esclusivo tra le ambientazioni più memorabili.
Jacquemus – “Le Paysan” all’Orangerie di Versailles
Simon Porte Jacquemus ha chiuso la settimana della moda uomo con una sfilata tra le più poetiche della stagione. L’Orangerie del Palazzo di Versailles, storica serra reale per agrumi, si è trasformata in un idillio provenzale. La scenografia, minimalista e naturale, era composta da una singola fila di sedute in legno, incorniciata da piante in vaso e luce dorata. Un tributo alla semplicità rurale, senza artifici, in cui l’architettura classica si fondeva armoniosamente con l’anima contadina della collezione.
Fonte foto: BUREAU BETAK
Celine – Debutto minimalista per Michael Rider
Il 6 luglio ha segnato il debutto di Michael Rider alla guida creativa di Celine. La location scelta per la collezione primavera/estate 2026 al 16 di rue Vivienne, è l’headquarter di Celine. Pochi elementi scenografici; all’interno della corte principale sedute in finta arenaria intagliata richiamano il logo della maison e un enorme foulard di seta funge da copertura effimera. Una scelta architettonica chiara: l’ambiente stesso diventa dichiarazione d’intenti, facendo da sfondo silenzioso a una nuova visione stilistica.

Fonte foto: BUREAU BETAK
Maison Margiela – Le 104
Glenn Martens ha riportato Maison Margiela al 104, ex centro industriale nel nord di Parigi già caro a Martin Margiela. Per questa sfilata, la scenografia ha tratto ispirazione dal concetto di decadenza e rottura, un tema che si riflette perfettamente nell’architettura industriale di Le 104. La scenografia è stata concepita come un “finto palazzo in marmo”, ma caduto in rovina. Le colonne in marmo, apparentemente consumate dal tempo, sono state riprodotte in modo irregolare e spezzate, dando l’impressione di un’opera che sta collassando su se stessa.
Le superfici scheggiate, i drappeggi di tessuti che si scompongono e gli elementi decorativi deteriorati hanno creato un’atmosfera in cui la bellezza della decadenza diventava il cuore pulsante della collezione. L’intera ambientazione era un’allegoria della fragilità della bellezza, proprio come le creazioni di Margiela, che giocano con la disintegrazione dei concetti tradizionali di eleganza e perfezione.

Fonte foto: Maison Margiela
Schiaparelli – Petit Palais
Per la sua collezione couture, Schiaparelli ha eletto il Petit Palais a teatro del sogno. Il museo, gioiello Belle Époque, è stato reinterpretato con giochi di luci, specchi deformanti e lampade scultoree, creando un ambiente che rifletteva l’universo surrealista del brand. La scenografia si fondeva con l’architettura, amplificandone i contrasti tra antico e avanguardia.

Fonte foto: Schiaparelli
Chanel – Grand Palais, Salon d’Honneur
Firmata dallo stilista e scenografo franco-canadese Willo Perron, la scenografia ideata per la sfilata Haute Couture di Chanel, l’ultima prima dell’arrivo di Matthieu Blazy, rievoca l’atmosfera raccolta dei leggendari saloni al 31 di rue Cambon. È in questi ambienti che Gabrielle Chanel, nel corso del Novecento, accoglieva clienti fidate e pochi selezionati giornalisti per presentare le sue collezioni.
Moquette chiara, tende beige che rivestono le pareti e un’acustica ovattata restituiscono un senso di intimità discreta. Nel cuore del Salon d’Honneur del Grand Palais, gli ospiti prendevano posto su ampi divani in tonalità écru

Fonte foto: Chanel
Giorgio Armani Privé – Rue François 1er
Nel cuore del Triangle d’Or, Il Palazzo di Giorgio Armani in Rue François inaugurato nel 2022 ha ospitato la sua nuova collezione “Sfumature di luce”. Questo spazio esclusivo, situato nel cuore del Triangle d’Or nel VIII arrondissement di Parigi, è stato progettato per essere un punto di riferimento per il marchio a Parigi, dove vengono ospitate le sue collezioni di alta moda e eventi privati.
La location, che include anche uno showroom, è un perfetto esempio di come Giorgio Armani riesca a combinare eleganza classica e minimalismo contemporaneo. L’edificio è stato progettato per riflettere l’estetica sofisticata e senza tempo del designer, con spazi eleganti e arredi minimalisti che si intrecciano con dettagli più lussuosi, come stucchi e decorazioni dorate. Questo Palazzo rappresenta un’estensione naturale della visione di Armani della moda e del suo rapporto con l’architettura.
Per la sfilata haute couture, tenutasi l’8 luglio, la passerella, madreperlata e luminosa, si snodava tra saloni neoclassici, offrendo un perfetto equilibrio tra rigore moderno e opulenza aristocratica. Un’architettura che diventa dichiarazione di stile.

Foto: SGP Italia
Balenciaga – Atelier Couture, Avenue George V (9 luglio)
Demna ha salutato la maison Balenciaga con un ultimo défilé couture sobrio e potente, ambientato nell’atelier storico della casa, situato in Avenue George V, precisamente al numero 10, nel VIII arrondissement, una delle zone più esclusive della citta. È qui che Cristóbal Balenciaga fondò la sua maison parigina negli anni ’30, e dove, successivamente, anche il designer Demna ha scelto di presentare la sua ultima sfilata couture nel 2025.
Stanze intime, pareti avorio, tende pesanti e luci diffuse hanno restituito la dimensione originale dell’haute couture: artigianalità, silenzio e forma. Nessun artificio, solo silhouette scultoree in un contesto autentico, quasi monastico.
Fonte foto: LA MODE EN IMAGES
La città come protagonista
La Paris Fashion Week ha riaffermato il potere narrativo dell’architettura. Non semplici location, ma spazi pensati e vissuti come estensioni del pensiero creativo di ogni maison. Palazzi storici, serre regali, teatri dimenticati e spazi industriali sono diventati strumenti espressivi al pari dei tessuti e delle silhouette. Parigi non veste solo la moda: la incarna, la racconta e la amplifica. Ed è proprio in questo dialogo tra passato, presente e futuro che si conferma capitale assoluta della creazione.












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