
Fonte foto: Fuorisalone
Si è conclusa un’altra edizione della Milano Design Week, che anche nel 2025 si riconferma come uno degli appuntamenti più rilevanti e attesi a livello internazionale nei mondi del design, dell’architettura e dell’arte. È il momento di stilare un bilancio e riflettere sull’eredità culturale e progettuale che questa settimana ha lasciato alla città e all’intero ecosistema creativo globale.
Una città che si trasforma: i numeri parlano chiaro
“Questa è la settimana più importante per la nostra città, sicuramente in termini di numeri”, ha dichiarato Alessia Cappello, assessora allo sviluppo economico del Comune di Milano. Un’affermazione che sottolinea non solo il valore economico della manifestazione, ma anche il suo peso simbolico e culturale.
Con oltre 320.000 visitatori attesi, più di 1.650 eventi e un coinvolgimento esteso a 18 quartieri, la Design Week ha dimostrato ancora una volta la propria capacità di attivare il tessuto urbano in tutta la sua complessità. Le stime di Confcommercio parlano di un indotto pari a 278 milioni di euro, con una crescita del 16% rispetto al 2024, confermando un trend positivo tanto sotto il profilo economico quanto in termini di visibilità e attrattività.
Maria Porro, presidente del Salone del Mobile 2025, ha affermato: “Il Salone del Mobile è alla sua 63° edizione, che si conferma ancor più internazionale. Sono oltre 2000 gli espositori presenti, di cui il 38% proviene da tutto il mondo e il 70% è europeo. I visitatori arrivano da tutto il mondo, confermando il Salone come punto di riferimento per il settore.”
Tendenze 2025: tra ritorni e nuovi linguaggi
L’edizione 2025 ha proposto interessanti riflessioni sull’evoluzione del linguaggio progettuale, individuando diverse tendenze destinate a influenzare l’interior design nel prossimo futuro. Il tema conduttore di quest’anno, “Mondi Connessi – Designing for a Connected World”, ha guidato molte delle installazioni e degli eventi più significativi, ponendo l’accento sul ruolo del design nel creare legami tra ambiente naturale, innovazione tecnologica e tradizioni culturali. Un invito a superare le barriere disciplinari per promuovere un pensiero progettuale inclusivo, partecipativo e consapevole.

Fonte foto: Fuorisalone
È emersa una marcata predilezione per l’artigianato artistico e per soluzioni che uniscono estetica e funzionalità. L’attenzione ai materiali naturali, come il pino e il bambù, è cresciuta, così come l’interesse per oggetti e spazi che combinano poetica e concretezza, in un equilibrio tra sapere tradizionale e innovazione tecnologica. Grazie a esperienze immersive e sensoriali mirate a condurre esplorazioni all’avanguardia sul design del futuro, le installazioni hanno raccontato un lifestyle contemporaneo in cui il mondo fisico e quello digitale si fondono, offrendo una visione sofisticata e accessibile del vivere quotidiano.
Collaborazioni tra moda e design: sinergie d’eccellenza
In questa edizione del MDW, la presenza del mondo della moda si è fatta ancora più rilevante, grazie al calendario di Milano Moda Design, promosso dalla Camera Nazionale della Moda Italiana. Le sinergie tra brand di lusso e progettisti hanno prodotto risultati di grande impatto: Saint Laurent ha dialogato con il patrimonio progettuale di Charlotte Perriand; Antonio Marras ha reinterpretato lo spazio con NodoItalia; mentre Vogue Italia ha firmato una collaborazione con Ramdane Touhami, tra editoria e ricerca estetica. Anche la mostra “Gucci Bamboo” è stata un tributo all’evoluzione simbolica e materica del bambù, materiale iconico della maison, interpretato da artisti provenienti da diverse parti del mondo che ne hanno esplorato le potenzialità poetiche e scultoree.

Fonte foto: Hermès
Luci e ombre di un trionfo senza precedenti
La Milano Design Week si conferma, ancora una volta, un appuntamento imperdibile per i professionisti del settore, gli appassionati di interior design e tutti coloro che gravitano attorno al mondo delle arti applicate. Una piattaforma internazionale che non solo intercetta le tendenze emergenti, ma le amplifica, offrendo spunti di riflessione su come l’abitare contemporaneo possa evolversi tra estetica, funzione e innovazione. Al contempo, rappresenta una vetrina preziosa per i talenti emergenti, che trovano in questa settimana un’occasione irripetibile per presentare il proprio lavoro a un pubblico globale.
La manifestazione riesce, inoltre, ad avvicinare un pubblico sempre più ampio al mondo del design, rendendolo accessibile e democratico, anche grazie alla sua distribuzione capillare sul territorio urbano. Gli spazi della città, dai palazzi storici alle architetture industriali, diventano scenografie temporanee che accolgono arredi, installazioni e opere d’arte contemporanea, mettendo in dialogo il patrimonio culturale milanese con le espressioni più innovative del progetto.
In questa atmosfera, Milano si accende: eventi esclusivi, installazioni luminose e vernissage animano la città, trasformandola in un palcoscenico vibrante che mescola cultura e intrattenimento. Tuttavia, proprio questa dimensione spettacolare solleva interrogativi. Il successo mediatico della Design Week, amplificato dalla comunicazione digitale e dai social media, ha attirato un pubblico sempre più eterogeneo, spesso mosso più dalla ricerca di gadget e “souvenir” griffati che dall’interesse autentico verso il progetto e il pensiero creativo che lo sottende.


In alcuni casi, le lunghe file davanti agli showroom non raccontano un desiderio di esplorazione culturale, ma piuttosto la rincorsa a un oggetto simbolico—per quanto effimero—che garantisca un senso di appartenenza. Un fenomeno comprensibile, ma che rischia di spostare il focus dell’evento da ciò che dovrebbe essere celebrato: il lavoro meticoloso, la ricerca, la sperimentazione e l’originalità del gesto progettuale.
È indubbio che questa dinamica contribuisca in modo significativo all’economia della città e dei brand coinvolti. Tuttavia, la Design Week resta, prima di tutto, un omaggio alla creatività e all’artigianalità. È fondamentale, quindi, che pubblico e operatori non perdano di vista il valore reale di ciò che viene esposto: opere frutto di un percorso spesso lungo e complesso, che meritano uno sguardo attento e rispettoso.
La vera sfida per le prossime edizioni sarà mantenere vivo questo equilibrio: celebrare il design come fenomeno culturale e sociale, senza ridurlo a mera occasione promozionale. Questo evento di risonanza globale deve ricordarci che il design va apprezzato nella sua essenza più profonda, partendo dalla visione artistica fino ad arrivare al processo creativo concreto, dando vita a veri e propri capolavori.





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