Fonte foto: Diesel 

La Milano Fashion Week è giunta al termine, sollevando tra un fashion show e l’altro, un dibattito vivace che va oltre le consuete riflessioni sulle tendenze moda del momento. Le 56 sfilate fisiche presentate si sono svolte in location d’eccezione con set-design che hanno catturato l’attenzione del pubblico, diventando il centro di riflessioni interessanti.

In questi giorni, infatti, si sta dibattendo sull’importanza e sul ruolo che la scenografia ricopre all’interno delle sfilate di moda. Da una parte ci sono i sostenitori di location spettacolari e di design all’avanguardia, che vedono nella scenografia un’estensione naturale della collezione stessa, parte integrante dell’esperienza del pubblico. Dall’altra, si schierano i più tradizionalisti, che temono che un eccesso di enfasi sull’ambiente possa distrarre dallo spettacolo principale: le creazioni dei designer.

Fonte foto: Diesel

Tra le scenografie più chiacchierate di quest’edizione della Milano Fashion Week sono certamente quelle di Gucci e Diesel. Il primo, sotto la direzione creativa del rinomato studio parigino Bureau Betak, ha presentato una sfilata immersa in un ipnotico gioco di superfici riflettenti, dando vita a un’esperienza visiva che sfida la percezione di spazio e tempo, dove dimensioni diverse sembrano fondersi in un continuum tra cielo e terra. In netto contrasto, Diesel ha scelto una scenografia più ribelle e dinamica, commissionando al celebre studio Dennis Vanderbroeck un set ricoperto di graffiti e animato da enormi installazioni gonfiabili, che riproducono la celebre bambola della collezione Primavera Estate 2023. Senza dubbio un allestimento viscerale, colorato, e senza mezzi termini, che ha fatto discutere per la sua potenza espressiva. Per quanto riguarda modernità e avanguardia, è stato Giuseppe Di Morabito ad aver stupito il pubblico, inserendo nello show Ameca, il robot umanoide più sofisticato al mondo.

Fonte: Giuseppe di Morabito

Le critiche più severe accusano questo tipo di scenografie a dir poco complesse e teatrali di nascondere una possibile carenza di originalità nelle collezioni stesse. Secondo alcuni, un set troppo elaborato rischia di diventare una strategia per mascherare un contenuto che, senza il supporto di effetti speciali, potrebbe non suscitare lo stesso impatto. In poche parole, questa interpretazione suggerisce che un ambiente più sobrio e discreto potrebbe essere la scelta migliore per valorizzare i veri protagonisti della sfilata: le creazioni dei fashion designer.

Fonte foto: Bureau Betak 

E così, questo dibattito ci mette di fronte a un’inevitabile domanda: è ancora realistico pensare che la collezione degli stilisti sia la sola protagonista delle sfilate? Esiste davvero un punto focale da preservare o è l’intera esperienza, fatta di moda, architettura e design, che rende unico ogni spettacolo?

È innegabile che l’evoluzione del mondo della moda abbia portato la Fashion Week a non essere più solo un’occasione per mostrare le nuove tendenze, ma una vera e propria esperienza sensoriale arricchita da installazioni artistiche e architettoniche, rimane da chiedersi se queste ambientazioni suggestive possano offuscare il fulcro della manifestazione, o se, al contrario, facciano parte di un tutto che contribuisce alla magia dell’evento.


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