
Per l’Inverno 2026, Anthony Vaccarello riporta Saint Laurent alla sua essenza più pura. Nessuna nostalgia, nessun esercizio di stile fine a sé stesso: al centro c’è la costruzione, l’architettura del capo, la disciplina della forma. È un ritorno ai codici fondativi della maison, ma filtrato attraverso una visione lucida e contemporanea che definisce con forza l’identità del Saint Laurent di oggi.
La collezione si apre con una dichiarazione netta: il tailoring è protagonista. Una sequenza compatta di completi neri, monopetto e doppiopetto, impone il ritmo. Le suggestioni della fine degli anni Settanta e dei primi Ottanta emergono in filigrana, senza mai trasformarsi in citazione nostalgica. Le spalle sono decise, inclinate con sicurezza, e scendono verso un punto vita morbido ma calibrato con precisione. La silhouette è rigorosa, ma non rigida; potente, ma mai caricaturale. Vaccarello costruisce così un dialogo sottile tra femminilità e mascolinità, dove la forza non è ostentazione ma consapevolezza.

Il gesto finale è altrettanto emblematico: il ritorno di “le smoking”, icona assoluta della maison, qui reinterpretato con un’attitudine più disinvolta che trionfante. Come spesso accade nel percorso creativo di Vaccarello, la moda si intreccia con il cinema e la letteratura. L’atmosfera della collezione è intrisa di narrazione cinematografica: una tensione che oscilla tra immobilità borghese e vulnerabilità urbana. Figura chiave di questa trama ideale è Romy Schneider, evocata nella sua eleganza velata di malinconia, in particolare nel film Max et les Ferrailleurs.
Accanto a lei, le suggestioni letterarie di Tennessee Williams, con la protagonista tormentata di The Roman Spring of Mrs. Stone, e la forza anticonvenzionale di Gore Vidal attraverso The City and the Pillar. Ne emerge un’estetica che celebra l’intimità e la fragilità come valori supremi.

La sera è il terreno delle inversioni. Il pizzo trasparente rivestito di silicone è una proposta audace: mantiene una struttura quasi sartoriale, mentre il completo si ammorbidisce, si scioglie nel movimento. I codici si capovolgono: la fragilità diventa forza, la costruzione si trasforma in seduzione.
La dimensione tattile è altrettanto centrale. I capispalla in shearling, ampi e morbidi, stretti sui fianchi, avvolgono il corpo con un senso di protezione quasi emotiva. Se il nero domina come punto fermo della collezione, altrove il colore si accende di tonalità pittoriche – sienna bruciato, verde petrolio, blu Francia, marroni profondi – illuminate dai gioielli dorati a forma di colomba, slanciati e scultorei.
A completare il racconto, una scenografia dal respiro cinematografico: una residenza modernista in vetro, legno e pelle, spazio sospeso tra esposizione e intimità. Al centro, una replica monumentale di un busto che un tempo abitava l’appartamento di Yves Saint Laurent. Un omaggio silenzioso, che suggella una collezione costruita sulla memoria, ma proiettata con decisione nel presente.





