
Nel cuore della Provenza, tra la luce abbacinante del Mediterraneo e il silenzio profumato di pini e agrumi, Loro Piana presenta la sua nuova campagna. Il titolo scelto “A Poetic Escape into Art ” non è una suggestione estetica, ma una dichiarazione d’intenti: un invito a entrare in uno spazio dove moda e arte si incontrano senza gerarchie, in un dialogo naturale e necessario.
La campagna: eleganza senza costrizioni
Scattata da Mario Sorrenti nel Sud della Francia, la campagna costruisce una sequenza di ritratti che riflettono l’identità più autentica della Maison: un’eleganza priva di rigidità, fatta di movimento, materia e luce. Le tonalità morbide e i tessuti fluidi della collezione estiva si accordano con l’ambiente circostante, assorbendone la vitalità e restituendola in immagini sospese, mai statiche.
Gli abiti non occupano lo spazio: lo abitano. Dialogano con le opere, con le superfici, con l’architettura. In uno scatto emerge un affresco di Marc Chagall, in un altro le silhouette filiformi di Alberto Giacometti; altrove, il percorso visionario del Labirinto di Joan Miró diventa scenografia viva. Persino gli spazi raccolti della biblioteca privata entrano nella narrazione visiva, suggerendo un’intimità colta, lontana dall’ostentazione.


La forza della campagna risiede proprio in questa coerenza: l’estetica Loro Piana non si sovrappone all’arte, ma si inserisce in essa con rispetto. Il risultato è una rappresentazione dinamica, in continua trasformazione, dove la moda diventa parte di un ecosistema creativo più ampio.
Saint-Paul-de-Vence: il borgo tra cielo e mare
A fare da cornice è Saint-Paul-de-Vence, uno dei borghi più iconici della Costa Azzurra. Arroccato sopra il Mediterraneo, conserva intatte le sue mura medievali, i vicoli stretti e un patrimonio culturale stratificato nei secoli. È un luogo che sembra sospeso tra terra e cielo, dove la storia dialoga con l’arte contemporanea e la natura contribuisce a creare un’atmosfera quasi irreale. In questo contesto, l’intimità del borgo amplifica la percezione di autenticità, mentre la luce provenzale netta e vibrante, modella tessuti e volumi.
La Fondation Maeght: un laboratorio d’arte moderna

Il cuore del progetto è la Fondation Maeght, inaugurata nel 1964 e considerata la prima fondazione privata francese dedicata all’arte moderna e contemporanea. Con oltre 13.000 opere in collezione, rappresenta un punto di riferimento internazionale, non solo per il patrimonio custodito ma per la visione che l’ha generata.
La sua storia nasce dall’amicizia tra i galleristi Aimé e Marguerite Maeght e un gruppo di artisti che negli anni Cinquanta immaginarono un luogo di creazione condivisa nel Sud della Francia. Incoraggiati da figure come Georges Braque e André Malraux, i Maeght coinvolsero direttamente gli artisti nella progettazione degli spazi. Alexander Calder, Chagall, Giacometti, Miró e Raoul Ubac contribuirono all’identità del complesso, progettato dall’architetto catalano Josep Lluís Sert.

Fin dall’ingresso nel parco, immerso in una pineta fitta e silenziosa, il visitatore incontra le sculture monumentali di Calder, i cui profili neri si stagliano contro le superfici chiare dell’edificio. Nel Cortile Giacometti si susseguono opere come Uomo che cammina I e II e Donna in piedi I e II, mentre il Labirinto di Miró composto da centinaia di sculture e ceramiche, si snoda lungo un percorso panoramico affacciato sul mare. Sulla parete esterna della biblioteca si trova il mosaico di Chagall Gli amanti (1963-65), e persino gli arredi del bar portano la firma di Diego Giacometti.
Negli anni recenti la Fondazione ha ampliato i propri spazi senza tradirne lo spirito originario: un intervento sotterraneo progettato dall’architetto Silvio d’Ascia ha aggiunto 500 metri quadrati espositivi, illuminati da grandi vetrate a tutta altezza. Al centro della nuova sala fluttua un mobile di Calder, mentre alle pareti dialogano opere di Braque, Marco Del Re e Wassily Kandinsky. È un ampliamento che guarda al futuro mantenendo intatta la coerenza del luogo.




