
Le radici storiche di Louis Vuitton costituiscono uno dei tratti più solidi e riconoscibili dell’identità della Maison. Un patrimonio progettuale che attraversa oltre un secolo di trasformazioni, mantenendo intatta una tensione costante tra funzione, eleganza e durata. Tra i modelli che meglio incarnano questa continuità, l’Alma occupa una posizione centrale: non solo una borsa, ma un vero oggetto di progetto, capace di attraversare il tempo adattandosi ai mutamenti dell’uso e del gusto.

La sua genealogia affonda agli inizi del Novecento. Nel 1901 Louis Vuitton presenta la Steamer, definita “la compagna essenziale dei passeggeri transatlantici”. Pensata per il viaggio, la Steamer introduce una silhouette trapezoidale elegante e una struttura interna sorprendentemente razionale, con scomparti nascosti progettati per separare la biancheria pulita da quella già indossata. È un primo esercizio di design applicato alla mobilità, in cui estetica e funzione procedono in equilibrio.

Secondo la tradizione della moda, nel 1925 una richiesta personale di Gabrielle Chanel segna una svolta decisiva: una borsa a forma di cupola, più compatta, adatta alla vita quotidiana. Da questa esigenza nasce la Squire, una rielaborazione della Steamer che abbandona la scala del viaggio per entrare nella dimensione urbana. Nel 1934, su disegno di Gaston-Louis Vuitton, la Squire viene prodotta ufficialmente per il grande pubblico, segnando il passaggio da oggetto funzionale a accessorio destinato a un uso costante e ripetuto.

La storia dell’Alma è anche una storia di nomi, ciascuno legato a un momento preciso della sua evoluzione. Nel 1950 la Squire viene ridisegnata e ribattezzata Sac Marceau; con una linea simile ad una valigia di dimensioni ridotte per la città, cinque anni più tardi diventa Sac Champs-Élysées, assumendo un carattere ancora più sottile e decisamente cittadino. Sarà solo nel 1992 che il modello prenderà il nome definitivo di Alma, adottando la tela Monogram e consolidando la forma che oggi conosciamo.

Il riferimento a Place de l’Alma, uno degli snodi più misurati e rappresentativi della Parigi tra fine Ottocento e primo Novecento, non è mai stato puramente evocativo. È un richiamo metodologico. Come la piazza organizza flussi, movimenti e relazioni urbane attraverso una geometria chiara e controllata, la borsa organizza l’uso quotidiano attraverso una struttura leggibile, funzionale e riconoscibile. L’introduzione dei piedini metallici, la doppia zip che consente un’apertura completa del volume, la scelta di materiali resistenti come il canvas Monogram o la pelle Epi confermano un approccio progettuale orientato alla durata e alla precisione costruttiva.

Place de l’Alma, situata nel punto di incontro tra Avenue Montaigne e la Senna, è un dispositivo urbano regolato da proporzioni rigorose, assi visivi calibrati e un equilibrio costante tra infrastruttura e rappresentanza. Non è uno spazio celebrativo, ma un luogo di passaggio ordinato, in cui la monumentalità viene assorbita nella quotidianità della città. È proprio questa qualità architettonica — discreta, strutturale, durevole — ad aver fornito l’impianto concettuale dell’Alma.

Nel tempo, mentre altri modelli venivano archiviati o trasformati, l’Alma ha continuato a esistere, adattandosi senza perdere coerenza. Un oggetto che non segue le mode, ma le attraversa, mantenendo una forma che nasce da un pensiero progettuale preciso. In questo risiede la sua forza: non nella celebrazione, ma nella misura; non nell’eccesso, ma nella struttura.



