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In concomitanza con il fermento di Sanremo, a Milano prende il via la settimana della moda dedicata alla donna. Due palcoscenici diversi, stessa tensione spettacolare: da una parte l’Ariston, dall’altra la passerella.

Ad aprire la kermesse è Diesel, che per la FW26 costruisce una narrazione stratificata dove passato, presente e futuro convivono come in un archivio esploso. Il set design tutt’altro che minimale, occupa lo spazio come un’installazione immersiva: un accumulo monumentale di oggetti pop, giocattoli oversize, statue, manichini, insegne, arredi kitsch, elementi da luna park, memorabilia e feticci branded, dando vita ad un vero e proprio un ecosistema visivo.

Lo sfondo total white, quasi industriale, amplifica per contrasto la saturazione cromatica degli oggetti. La palette è un’esplosione potente: arancio acido, blu elettrico, verde neon, giallo, rosa bubblegum, celeste candy e, disseminato come un watermark identitario, l’immancabile rosso Diesel. Il logo compare su cubi, cartelli, superfici sparse sul pavimento, trasformando il branding in elemento scenografico e non solo comunicativo. Questo garage creativo, ma anche una cameretta adulta, è un archivio della memoria collettiva anni ’90 e 2000 filtrata attraverso l’estetica contemporanea del brand.

La scelta dell’accumulo non è casuale: richiama una cultura dell’eccesso, del layering, del remix. Diesel non lavora per sottrazione ma per addizione. E questa logica si riflette perfettamente nella collezione. I tessuti: vissuti, trattati, sovrapposti, raccontano un’attenzione quasi ossessiva per la matericità. Ecopellicce multicolor trasformate in patchwork, montoni riassemblati in gilet scultorei, superfici lucide e sottili che dialogano con bagliori metallici su denim e pelle: ogni capo sembra nascere dallo stesso principio che governa il set, quello della stratificazione.

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L’effetto complessivo è quello di un manifesto tridimensionale. Non c’è pulizia, non c’è ordine minimalista: c’è densità. E proprio in questa densità si gioca la riflessione più interessante. L’accumulo è energia o eccesso? È memoria o sovraccarico?

Sotto la direzione creativa di Glenn Martens, il brand sembra suggerire che la risposta stia nella tensione stessa. L’eccesso diventa linguaggio, il sovrapporsi di riferimenti si trasforma in codice estetico. Il caos è solo apparente: ogni oggetto contribuisce a costruire un immaginario coerente, dove ironia, cultura pop e heritage convivono senza nostalgia.

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