Ermenegildo Zegna a Trivero

Nel Biellese, all’interno del complesso del Lanificio Zegna, il giardino d’inverno progettato da Pietro Porcinai rappresenta un raro esempio di integrazione consapevole tra paesaggio, architettura e spazio produttivo.

La storia affonda le radici nella scelta, profondamente etica e anticipatrice, di Ermenegildo Zegna di rinverdire un’intera montagna e la sua valle. Un gesto che va oltre la filantropia e si traduce nella creazione dell’Oasi Zegna, oggi parco naturale di oltre cento chilometri quadrati, esteso tra gli 800 metri di Trivero e i 1500 metri di Bielmonte, lungo una strada panoramica voluta dallo stesso imprenditore. Un’infrastruttura che non è solo collegamento, ma racconto continuo del paesaggio, incastonato tra boschi, radure e architetture produttive.

Il Lanificio, abbracciato dai monti, occupa la parte più bassa della proprietà di famiglia. Poco sopra, la residenza costruita negli anni Trenta e ampliata nel tempo segue la crescita della famiglia Zegna, affacciandosi su pergolati di glicini e rose. Per la progettazione della villa, della scenografica fontana antistante e degli edifici industriali, Zegna si affida a Otto Maraini, figura centrale dell’architettura del periodo. Ma è con l’ingresso di Pietro Porcinai che il rapporto tra costruito e paesaggio assume una profondità nuova, moderna, colta.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, in un momento irripetibile della storia italiana, si instaura un dialogo serrato tra il mondo industriale e la cultura del progetto del paesaggio. Porcinai diventa interprete di un ideale antico – quello del giardino perennemente in fiore – traducendolo in una visione contemporanea, dove la vegetazione non è ornamento ma materia progettuale, capace di modellare lo spazio e il tempo dell’abitare.

Il giardino d’inverno, voluto da Aldo Zegna e progettato tra il 1962 e il 1964, si colloca tra la villa e la fabbrica, è l’espressione più compiuta di questa visione. Qui la natura si fa “artificiale” senza perdere autenticità: una vegetazione avvolgente prende possesso dello spazio sotto la copertura, dalla quale filtra la luce principale, colonizzando muri, pavimenti e arredi. Le piante non decorano, ma costruiscono l’ambiente, creando un microclima fisico ed emotivo. La serra abbandona il ruolo tradizionale di spazio di servizio per trasformarsi in salotto, luogo vissuto, intimo, profondamente umano.

Arredi e mobili – alcuni disegnati dallo stesso Porcinai – dialogano con la vegetazione secondo un gusto che richiama l’allestimento del giardino a Palazzo Strozzi per la Mostra dell’antiquariato nella casa moderna del 1962. Emblematica è la presenza di una cornice di camino, quasi un frammento archeologico, che emerge da una parete di verde sostenuta da treillages, lasciando ai rampicanti la libertà di espandersi. È un gioco raffinato tra memoria e progetto, tra rigore e spontaneità.

In questo spazio si consuma il passaggio continuo tra due registri opposti e complementari: l’austerità del paesaggio alpino, potente e talvolta inospitale, e il calore inatteso del winter garden, rifugio luminoso e domestico. Porcinai, ormai pienamente padrone del linguaggio del giardino moderno, mette a frutto la sua competenza botanica e compositiva per ricucire gli spazi tra la villa e lo stabilimento, trasformandoli in un luogo di accoglienza e rappresentazione.

La maquette del progetto rivela con chiarezza l’intento di coniugare funzionalità e una nuova estetica del giardino: superfici semplici, capaci di valorizzare i dislivelli naturali; una spazialità “aerea”, proiettata verso il paesaggio; pergole, pareti schermanti e siepi che sostengono composizioni vegetali libere, in tensione con l’impianto geometrico del giardino. Al centro, il giardino d’inverno si afferma come fulcro simbolico e spaziale.

Oggi, questo complesso – sede dell’Archivio del Gruppo Zegna – si presenta in eccellente stato di conservazione. L’intervento di rifunzionalizzazione ha restituito unità agli spazi interni ed esterni, integrando la serra progettata da Porcinai negli anni Cinquanta e ridefinendo il paesaggio circostante grazie al contributo di Paolo Pejrone. Un progetto che continua a raccontare, con rara coerenza, una visione in cui industria, paesaggio e cultura del progetto si fondono in un unico, sofisticato racconto.

Foto: Archivio Zegna – Fondazione Zegna – Archivio Pietro Porcinai


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